Sto scegliendo la mia vita?

Scritto da Barbara Cassioli
il 5 Ottobre 2026

È possibile cambiare vita senza mollare tutto?
Per me questa domanda ci invita a guardare le scelte quotidiane: come cominciamo la mattina, le relazioni che coltiviamo, lo spazio che diamo alla creatività, ciò a cui continuiamo a dire sì. Le nostre giornate, una dopo l’altra, fanno la nostra vita. Quanto di ciò che scegliamo ogni giorno sostiene quello che desideriamo?

Realizzare i propri sogni significa mollare tutto?

Quando parliamo di realizzare i nostri sogni, spesso ci immaginiamo una cosa enorme: mollare tutto, trasferirci su una spiaggia, aprire un chiringuito.

Un salto così grande può spaventare. Il famoso «mollo tutto» può terrorizzare.

Da un lato, giustamente: non tutte le persone procedono nella stessa maniera. Proprio da un punto di vista individuale e strutturale, per qualcuna il salto grande funziona, per qualcun’altra no. E poi ci sono le condizioni personali, famigliari, economiche, di cui ho parlato anche nello scorso articolo.

Ma soprattutto: siamo sicure che mollare tutto sia quello che desideriamo?

Secondo me i social ci stanno un po’ fuorviando.
Forse il nostro sogno non ha il suono del mare come sottofondo. Forse ha una casa in cui stare bene, non un camper. Forse non riguarda i fantomatici «10K al mese», che non si capisce come diavolo si raggiungano, ma un lavoro diverso o un modo diverso di lavorare e più spazio per la propria creatività.

Soprattutto: una relazione diversa con i propri desideri: più morbida, più in dialogo.

Oppure c’è qualcosa che ancora non sappiamo nominare, perché ci sembra di averlo dimenticato.

Non sapere che cosa desideriamo, o non riuscire a coltivarlo, può avere tante ragioni. Certamente, il sistema socio-economico-politico-culturale-educativo-spirituale in cui viviamo non aiuta. Ma oggi e comunque mi interessa guardare anche come le nostre scelte quotidiane contribuiscono a fare spazio ai desideri, oppure a tenerli lontani. Perché se il sistema non aiuta, le persone adulte hanno una responsabilità ed un potere tra le mani.

Non parlo soltanto di una scelta fatta una volta per tutte — il famoso «mollo tutto e vado a vivere in Messico» — ma di una serie di piccole, minuscole, quasi impercettibili scelte.


Cambiare vita attraverso le scelte quotidiane

Oggi vorrei proprio parlare delle scelte che sembrano meno spaventose di un salto nel vuoto e che, per me, invece, richiedono tantissima presenza, disciplina e forza. Talvolta molta di più.

Il saltone ha anche l’adrenalina. C’è la pazzia, ci sono le amiche che ti dicono «Vai!», c’è il dirsi: «Io parto, lo faccio. La vita è una! Metti che muoio domani? Se sapessi di avere ancora soltanto una settimana, cosa farei? Ovvio che lo farei!».

È una postura che conosco bene e ho frequentato spesso negli ultimi dodici anni.

Il salto nel vuoto non è per tutte: per indole, condizioni familiari, energia. E soprattutto non è sempre e comunque la scelta giusta. Anche perché, posso testimoniarlo, è faticoso.

Nel lavorio quotidiano spesso quell’adrenalina non c’è.

Per me nel lavorio quotidiano c’è qualcosa di molto (più) impegnativo: la necessità di sposare una scelta tutti i giorni.

Anche quando siamo stanche, in lutto, ci stiamo separando o stanno per arrivare le mestruazioni o la menopausa.



Di quali scelte sono fatte le nostre giornate?

Mi riferisco alle scelte che facciamo tante volte, tutti i giorni.

A che ora vado a letto? Come ci vado? Che cosa faccio prima di chiudere gli occhi? Scrollo il telefono per cinquanta minuti? Leggo? Scrivo? Ascolto musica? Ricamo? Mi faccio un massaggio?

Come comincio la mattina? Apro subito il telefono oppure scrivo le tre pagine del mattino, medito, mi muovo liberamente?

Che cosa mangio? Come mi procuro il cibo? Faccio movimento? Chiamo quell’amica con cui rimandiamo da mesi? Mi iscrivo a quel corso anche se non c’entra niente con il mio lavoro? Se desidero imparare una lingua, quali possibilità posso cercare con le risorse che ho? Annullo quell’impegno se sono troppo stanca o lo mantengo lo stesso? Delego qualcosa? Chiedo aiuto?

Ma anche: chi lava i piatti in casa mia? se sono da sola, li lavo o li lascio nel lavello? Faccio quella lavatrice o rimando? Mi occupo dello spazio in cui vivo oppure, nel tempo in cui potrei farlo, scrollo il telefono?

E poi: con chi abito? Chi ho sposato e con chi continuo a convivere? Com’è il nostro modo di stare insieme? Che lavoro sto facendo? Come ci vado in ufficio? Potrei farlo diversamente? Com’è l’ambiente di lavoro?

Le scelte che facciamo ogni giorno sono un multiplo di mille, probabilmente.

E neanche questa volta proporrò una to-do list giornaliera. Come dicevo nell’articolo precedente, per me non ci sono ricette preconfezionate, ma scelte artigianali, cucite su misura su di sé, sul proprio corpo, sul proprio piacere, sulle proprie possibilità, sulla propria storia.

Pongo però una domanda:

Le tue scelte quotidiane sono allineate con i tuoi desideri?


Come le abitudini influenzano la qualità della vita

Se ogni sera passo cinquanta minuti sul telefono invece di leggere, posso chiedermi come mi sento dopo.
Se quell’amica che non vedo da mesi, finalmente la incontro, posso osservare come cambia il mio umore.
Se quel NO non lo dico mai, posso provare ad ascoltare le conseguenze sul mio corpo.
Se vado nel posto X a piedi, invece che in macchina, posso attenzionare il cambiamento.

Non sto scrivendo questo articolo per condannare il disordine in cucina o i momenti in cui lo scrolling ci consente di dissociarci. Anche perché non ti immaginare una Zia Babi versione Buddha impeccabile.

Sto scrivendo perché le nostre giornate, una dopo l’altra, fanno la nostra vita. E no, non sempre ho bisogno di “mollare tutto” per cambiare vita.

Per me, per esempio, scrivere le pagine del mattino significa dare uno spazio a me stessa prima di riempirmi di tutto il resto.

Uno spazio di pulizia, centratura, organizzazione e visione che fa la differenza nella mia presenza e, dunque, nella mia postura, nel mio modo di relazionarmi, nelle mie scelte quotidiane.

E sì, talvolta serve sforzo, perché non tutte le scelte che ci fanno bene sono comode. Ma su questo scriverò più avanti.

Lasciare andare: cosa sei pronta a fare, realmente?

Il 31 ottobre esce la seconda edizione del mio libro, Di questi tempi. Da Bologna a Lampedusa senza soldi, alla ricerca di storie di cambiamento, pubblicata da Lorusso Editore.

Nella prima edizione c’è un brano che sento ancora molto vicino a queste domande. Lo avevo scritto durante il viaggio, all’Isola d’Elba.

Isola d’Elba, 21 aprile 2019

Oggi, camminando, ho avuto un’intuizione: è uno scambio. Non si può avere ciò che intimamente si desidera senza lasciare andare ciò che non ci appartiene più.

Ho pensato a quante cose ho lasciato andare e/o mi hanno lasciato andare negli ultimi mesi: una professione, una casa, un caro amico, un fidanzato, dei progetti in cui credevo molto.

È tanta roba da un lato, ma dall’altro era ciò che mi impediva di comunicare in modo chiaro con Dio, con l’universo.

«Cosa vuoi, Babi?» mi veniva chiesto.

E io rispondevo: «L’autenticità, la libertà, l’amore».

Ma poi nel mio quotidiano restavo attaccata a un uomo che non vedeva la mia anima. A un lavoro che era un compromesso costante per i miei valori e la mia identità, a quelle situazioni nelle quali non mi sentivo mai abbastanza.

«Quello che vuoi» è nulla senza azione.

Dunque, Babi, cosa sei pronta a fare, realmente?

Come puoi chiedere autenticità se non molli ciò che autentico non è?


Da dove cominciare per cambiare vita senza mollare tutto?

Rileggo queste parole e ritrovo una domanda che riguarda anche il quotidiano: quanto spazio c’è, nelle mie scelte, per ciò che dico di desiderare?

O anche per la possibilità di sentire quello che desidero?

A volte lasciare andare significa chiudere un capitolo grande. Altre volte significa smettere di dire sempre sì, lasciare un’abitudine, riconoscere che qualcosa che continuiamo a fare non ci appartiene più.

E poi tornare a scegliere, il giorno dopo.

Per me essere adulte significa anche prenderci la responsabilità della nostra vita. Non significa essere onnipotenti. Significa coltivare la capacità di rispondere, con quello che abbiamo.

Questa capacità si coltiva facendo delle scelte: a volte minuscole, a volte più grandi, talvolta dolorose, a volte terrorizzanti.

Per cominciare, possiamo osservare una giornata concreta. Una nostra giornata, senza confrontarla con quella di Francesca, Pina, Gina e Fatu.

Quali scelte sostengono la mia qualità di vita? Quali abitudini mi allontanano da ciò che desidero? Che cosa vorrei continuare a scegliere e dove, invece, posso aprire una crepa?

Cambiare vita senza mollare tutto può cominciare anche da qui: dal riconoscere come stiamo vivendo e dal partecipare, con più presenza, alle scelte che danno forma alle nostre giornate.

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Mi chiamo Barbara Nina Cassioli, la Zia Babi, e mi occupo di percorsi e laboratori creativi per donne che hanno il desiderio di innescare dei cambiamenti nella loro vita e dare spazio ai propri sogni.
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