THE CLUB 2026: un cerchio di donne, sogni e libertà. Un porto sicuro da cui ri-partire

Scritto da Barbara Cassioli
il 30 Ottobre 2026

Che cosa succede quando un gruppo di donne si concede il tempo e lo spazio per incontrarsi in cerchio davvero, portando con sé i propri sogni, le proprie vulnerabilità e tutto il proprio potere?



Nel fine settimana del 23–25 ottobre abbiamo vissuto il ritiro residenziale di THE CLUB 2026, il percorso di gruppo che coordino e accompagno dedicato alle donne che desiderano prendersi cura di un progetto personale, di un sogno, di qualcosa che desiderano profondamente realizzare.

Sono stati tre giorni intensi, divertenti, commoventi, pieni di corpo, movimento, spirali, cibo buono, creatività e sguardi.
Un tempo per godersi e rafforzare il filo che questi mesi online hanno creato.

Tre giorni che mi hanno ricordato, ancora una volta, perché amo così tanto questo lavoro e perché considero gli spazi di incontro tra donne non soltanto preziosi, ma necessari.




THE CLUB: uno spazio al femminile prendersi cura dei propri sogni

THE CLUB è un percorso annuale nato per accompagnare donne che hanno un progetto, un desiderio o una visione e vogliono dedicargli tempo, attenzione e strumenti concreti.

Un sogno può riguardare il lavoro, le relazioni, il modo di abitare un territorio, un progetto artistico, una scelta personale o una trasformazione che ancora non sappiamo nominare.

Ciò che conta è il desiderio di prendersene cura.

Il percorso è iniziato a marzo 2026 e si concluderà a febbraio 2027. Durante questi mesi abbiamo attraversato pratiche, incontri e strumenti proposti da me e da una piccola rete di donne formatrici: Francesca Magagni, Lorenza Lunetta Urbani, Paola Savino e presto Valentina Mauriello.

Perché non dobbiamo necessariamente fare tutto da sole. Anzi: non è auspicabile fare tutto da sole.

Possiamo imparare, sperimentare, cambiare direzione e coltivare i nostri progetti anche grazie a una rete di relazioni.

Questa è la seconda edizione di THE CLUB. La terza partirà a marzo 2027, e sento che, anno dopo anno, la direzione di questo progetto diventa sempre più chiara.




Dal percorso online al ritiro in presenza: un cerchio di donne che ritrova la dimensione del corpo

Credo molto nei percorsi online: ne ho condotti e frequentati tanti e so quanto possano essere efficaci, accessibili e capaci di creare relazioni autentiche.

Eppure, incontrarsi dal vivo ha una qualità tutta sua. Ci sono i corpi, gli sguardi, il sudore, i silenzi. La possibilità di attraversare un’esperienza insieme, con tutti i sensi.

Durante il ritiro abbiamo esplorato tre grandi temi:

  • La meritevolezza, il riconoscerci degne di desiderare e ricevere.
  • L’Accabadora, l’archetipo di colei che dà la morte, per lasciare andare ciò che deve finire e fare spazio al nuovo.
  • La visione, indomita, s-confinata, sciamannata. La capacità di immaginare e dare forma a ciò che ancora non esiste.

Li abbiamo attraversati con il corpo, la voce (tantissima!), pratiche sciamaniche, materiali creativi (i miei amatissimi cartelloni!), movimento libero e persino twerk



I ritiri di donne come porti sicuri

C’è un’immagine che continua a tornarmi in mente quando penso ai cerchi di donne che accompagno.

Un porto.

Un luogo a cui tornare quando abbiamo bisogno di riposare, ritrovarci, sentirci sostenute. Ma anche un luogo da cui partire, con maggiore fiducia, per andare nel mondo.

Mi piace pensare ai ritiri e ai percorsi di gruppo come a piccoli esperimenti della società che desidero abitare.

Una società in cui le donne, e più in generale tutte le persone, possano sentirsi al sicuro.

Libere di mostrarsi nella propria fragilità, nella vulnerabilità, nella fatica. Ma altrettanto libere di esprimere il proprio potere, la propria visionarietà, la propria forza, la propria libertà.

Perché spesso parliamo dell’importanza di poter essere vulnerabili. Ed è vero, è fondamentale.

Ma abbiamo bisogno anche di luoghi in cui non doverci ridimensionare.

In cui poter essere esagerate, esuberanti, creative, s/confinate, indomite, ribelli, intere. In cui non dover chiedere scusa per i nostri desideri, per la nostra intensità, per le nostre lacrime, per il nostro modo di stare al mondo.

Luoghi in cui sperimentare relazioni che non chiedono di nascondere parti di noi per essere accolte.

Questa autenticità non è fertile soltanto per la singola persona. Lo è anche per le comunità, per le relazioni, per il mondo che abitiamo.

La base sicura: un luogo a cui tornare per poter esplorare il mondo

Nella teoria dell’attaccamento sviluppata dallo psichiatra e psicoanalista John Bowlby, e approfondita dalla psicologa Mary Ainsworth, troviamo un concetto che amo particolarmente: quello di base sicura.

Una base sicura è ciò che permette, soprattutto nelle prime esperienze di vita, di esplorare il mondo sapendo di poter tornare verso una relazione capace di offrire protezione e conforto.

La sicurezza, in questa prospettiva, non è il contrario dell’esplorazione.

È una delle condizioni che possono renderla possibile.

Mi piace prendere in prestito questa immagine per raccontare il senso dei cerchi di donne.

Non perché un gruppo possa sostituire le relazioni di attaccamento esperite in tenera età o un percorso terapeutico, ma perché possiamo continuare a costruire, anche da adulte, esperienze di fiducia, sostegno e appartenenza. Possiamo riscriverle, coltivare una nuova memoria corporea per e con le nostre cellule.

Possiamo creare luoghi in cui sentirci accolte e da cui trovare il coraggio di muoverci verso ciò che desideriamo.

Un porto sicuro non serve a trattenerci (non sarebbe un VERO porto sicuro se così fosse).
Serve a permetterci di partire.

E penso che poter contare su relazioni e spazi di sicurezza non dovrebbe essere un privilegio riservato a poche persone.

Dovrebbe essere una possibilità concreta, accessibile, diffusa.




Non è uguale se sogni oppure no: un cerchio di donne per farne esperienza

Durante il ritiro ho condiviso più volte un pensiero che considero centrale nel mio lavoro.

Non è uguale.

Se sogni oppure no. Se dai spazio ai tuoi desideri o li lasci in fondo alla lista. Se condividi le tue visioni, frequenti un cerchio di donne, ti mostri al mondo oppure continui a ritirarti.

Non è uguale per te. E non è uguale nemmeno per il mondo.

Perché il mondo ha bisogno di donne che immaginino alternative, che osino, che abitino la propria libertà.

Una donna sciamannata, sconfinata, indomita, che muove il bacino, grida, piange senza vergogna e semplicemente È CHI È, può ispirare altre donne a fare altrettanto.

Più muovi il culo, più incoraggi le altre a muoverlo.
Più godi, più autorizzi le altre a godere.
Più ti liberi, più apri spazi di libertà anche per le altre.

La libertà è contagiosa.

Ecco perché continuo a credere che prendersi cura dei propri sogni sia anche un gesto politico.


Una pratica educativa, creativa, simbolica e politica

Durante questo ritiro mi sono divertita moltissimo. Credo anche perché mi sono concessa la libertà di essere esattamente chi sono, portando nel mio lavoro tutte le parti di me.

A un certo punto, una partecipante mi ha chiesto: «Babi, si vede che hai fatto tante cose diverse. Ma che cosa hai fatto, esattamente?».

Una domanda a cui vorrei dedicare un articolo intero. Perché il mio modo di accompagnare le persone nasce da quarant’anni di vita e venticinque di esperienze, incontri, studi e sperimentazioni.

Per ora posso dire che la mia è una pratica che intreccia quattro dimensioni:

Educativa, perché nasce dalla mia esperienza come educatrice e assistente sociale e accompagna le persone nei loro processi di cambiamento.

Creativa, perché prima delle parole vengono spesso il corpo, il movimento, i colori, le immagini e le mani che sperimentano.

Simbolica e sciamanica, perché dà spazio ai rituali, agli elementi naturali, al mondo sottile e a ciò che non sempre possiamo spiegare razionalmente.



Un filo rosso tra donne diverse

Le donne di THE CLUB hanno molte cose in comune.
Ma hanno anche vite, quotidianità, caratteri, progetti e desideri profondamente differenti.

E va benissimo così.

Non è necessario somigliarsi in tutto per condividere un percorso.

Quello che ci unisce è piuttosto una qualità del movimento, un certo tipo di ricerca, una postura con cui scegliamo di stare nel mondo.

Il desiderio di non rinunciare a ciò che sentiamo importante.

La disponibilità a metterci in gioco, a esplorare, a cambiare, a prenderci cura delle nostre visioni.

Durante il ritiro abbiamo legato un filo rosso ai nostri polsi.

Un gesto semplice, capace però di rendere visibile qualcosa che esisteva già: una connessione.

E’ il simbolo di un legame che accompagna.

Un promemoria della possibilità di procedere ciascuna lungo la propria strada, sapendo che esiste una rete a cui tornare.



THE CLUB 2027: una nuova edizione da marzo

Sono tornata da questo ritiro felice, soddisfatta e ancora più convinta della direzione che THE CLUB sta prendendo.

Il percorso 2026 proseguirà fino a febbraio, mentre a marzo 2027 inizierà la terza edizione.

THE CLUB continuerà a essere uno spazio dedicato alle donne che desiderano prendersi cura di un sogno, di un progetto personale o di un cambiamento importante, attraverso pratiche creative, strumenti concreti e una rete di sostegno reciproco.

Non importa quanto grande sia il tuo progetto, quanto sia definito o quanto lontano ti sembri oggi.

Conta il desiderio di cominciare a dedicargli spazio. E la disponibilità a farlo anche insieme ad altre donne.

Se senti che THE CLUB potrebbe essere uno spazio per te, puoi compilare il modulo di pre-candidatura per l’edizione 2027.

[Scopri THE CLUB 2027 e compila il modulo di pre-candidatura]

Vorrei che questo percorso continuasse a essere un porto.

Un luogo in cui arrivare intere, anche quando ci sentiamo a pezzi. Un luogo in cui poter essere vulnerabili e potenti, stanche e visionarie, incerte e indomite.

E da cui ripartire, ogni volta, verso il mondo.


NB: Tutte le foto sono di Emanuela Corsaro: SCOPRI QUI IL SUO LAVORO